Corsa di uomini e donne

 

La sfida tra donne e uomini [Esperimento sulla disuguaglianza]

Esistono ancora diseguaglianze sociali tra uomini e donne?Abbiamo fatto un esperimento. E quella che sembra una semplice corsa rivelerà una realtà molto amara. State a guardare!

Posted by Milano Fanpage.it on Friday, 8 March 2019

Guardate queste significativo video. Vale più di molti discorsi.

Errare 2 con Igor Sibaldi

Mi è molto piaciuto Igor Sibaldi (su YouTube potete trovare numerose sue conferenze, tutte interessanti). In una conferenza ha parlato del concetto di CWC (=Competence Without Comprehension), cioè che si può essere anche molto bravi a fare una cosa, ma senza avere la minima idea di come si riesca a farla.

Sibaldi porta un esempio semplice, ma interessante. Un albero per mettere le radici, crescere e svilupparsi, non deve mica aver studiato “radicologia”! Lo fa è basta, e anche bene! Se gli si potesse chiedere come ci riesce, non saprebbe che dire.

Non c’è da scavare molto per renderci conto che anche noi umani mettiamo radici nello stesso modo.

Il gioco e la curiosità

Qualunque cucciolo di mammifero gioca. Il cucciolo d’uomo gioca.  Il gioco è continuo apprendimento in divenire.

Il gioco è curiosità in movimento. Lo appresi – avevo undici anni – da una gatta cucciola, che avevo chiamato “Tibi” su suggerimento di mio padre. Vidi un giorno Tibi che saltava contro la vetrata della porta finestra di accesso al terrazzo. Era chiusa e le mosche ci sbattevano contro, nel vano tentativo di volar via. La gattina, incuriosita da quei volteggiare disordinati, saltava cercando con la zampina di colpire la mosca zig-zagante e in genere dopo un massimo di tre tentativi la stordiva facendola cadere sul pavimento. Ciò che mi colpì era che poi .. se la mangiava! Ai gatti, dedussi erroneamente, piacciono le mosche come pasto.

Per favorirla ripresi la mia tecnica d’abbattimento delle mosche. Con un elastico affibiavo, nell’attimo in cui si fermava, una precisa schicchera contro la mosca per darla poi da mangiare alla gattina. Fu qui che appresi la verità. Tibi mangiò subito la prima mosca; la seconda che giaceva immobile provò a smuoverla con la zampina per poi, molto a rilento, mangiarla. La terza mosca immobile la guardò con occhio privo di alcun interesse, voltandosi e andandosene.

Mi stupii di nuovo: non era dunque una mosca come pasto che muoveva l’interesse della gattina. Cos’era? Un attimo di riflessione mi svelò la risposta: era la danza della mosca contro il vetro che eccitava la gatta ad abbattere la mosca coi suoi movimenti: due danze, quella della mosca e quella della gatta. Il gioco del movimento. Il pasto era un corollario del tutto ininfluente. Io col mio elastico impietoso avevo solo rovinato il gioco alla gatta.

Niente più movimento, niente più curiosità, niente più gioco.
Chi si ferma è perduto: movimento-curiosità-gioco sono gli ingredienti della vita. Ecco perché è facile accorgersi che tutti coloro che hanno figli e poi nipoti vivono meglio: perché devono ingegnarsi a rimettersi carponi a giocare coi figli, e poi coi nipotini. I nipotini son fatti pei nonni, e i nonni pei nipotini.

I bimbi sono ignoranti e con questo lussuoso bagaglio possono concedersi, senza complessi d’inferiorità, di andare ovunque in esplorazione. Gli adulti che si reputano ignoranti riescono ancora a esplorare l’ignoto. L’adulto sapiente può essere salvato solo da un bimbo impertinente, che quella sapienza non vede.

Ma anche una bella barzelletta aiuta: fomenta la tua curiosità, e se la ascolti volentieri stai partecipando al gioco. Quando poi scoppi a ridere stracci la tua corazza di sapienza, e stai facendo un meraviglioso movimento: sussulti con tutto il torace e attivi una gioiosa respirazione. E chissà quanti ormoni benefici rilasci in quel momento. Tutta una “terapia” 🙂

Shiva Nataraja. La Danza della Vita.

 

Vera pedagogia

Molte volte possiamo aver desiderato di aiutare qualcuno, ma ci siamo scontrati con qualcosa che molti genitori sanno per esperienza: “Non puoi insegnare niente a nessuno; puoi solo lasciare che prenda ciò di cui ha bisogno”. Mi scuso con l’autore di questa frase, ma non ricordo più dove la lessi. Suona un po’ drastica ma, riflettendo, il vero pedagogo è colui che riesce ad accendere un interesse nel cuore di chi ancora non ha intravisto di già averlo, aiutandolo così a tramutarlo in una sacra fiamma: la sua (copyright Socrate). In coda: ci rammarichiamo degli errori commessi, ma non ci hanno anch’essi guidato nella nostra crescita interiore? Non disprezziamoli. Il verbo “errare” nella sua etimologia ci rimanda non allo “sbagliare” bensì al “girovagare”, all’esplorare. Se dunque ci rifiutiamo di errare, ci rifiutiamo anche di apprendere per aver rinunciato a esplorare, a curi-osare: ad osare cioè di prenderci cura di qualcuno o di qualcosa.