Il gioco e la curiosità

Qualunque cucciolo di mammifero gioca. Il cucciolo d’uomo gioca.  Il gioco è continuo apprendimento in divenire.

Il gioco è curiosità in movimento. Lo appresi – avevo undici anni – da una gatta cucciola, che avevo chiamato “Tibi” su suggerimento di mio padre. Vidi un giorno Tibi che saltava contro la vetrata della porta finestra di accesso al terrazzo. Era chiusa e le mosche ci sbattevano contro, nel vano tentativo di volar via. La gattina, incuriosita da quei volteggiare disordinati, saltava cercando con la zampina di colpire la mosca zig-zagante e in genere dopo un massimo di tre tentativi la stordiva facendola cadere sul pavimento. Ciò che mi colpì era che poi .. se la mangiava! Ai gatti, dedussi erroneamente, piacciono le mosche come pasto.

Per favorirla ripresi la mia tecnica d’abbattimento delle mosche. Con un elastico affibiavo, nell’attimo in cui si fermava, una precisa schicchera contro la mosca per darla poi da mangiare alla gattina. Fu qui che appresi la verità. Tibi mangiò subito la prima mosca; la seconda che giaceva immobile provò a smuoverla con la zampina per poi, molto a rilento, mangiarla. La terza mosca immobile la guardò con occhio privo di alcun interesse, voltandosi e andandosene.

Mi stupii di nuovo: non era dunque una mosca come pasto che muoveva l’interesse della gattina. Cos’era? Un attimo di riflessione mi svelò la risposta: era la danza della mosca contro il vetro che eccitava la gatta ad abbattere la mosca coi suoi movimenti: due danze, quella della mosca e quella della gatta. Il gioco del movimento. Il pasto era un corollario del tutto ininfluente. Io col mio elastico impietoso avevo solo rovinato il gioco alla gatta.

Niente più movimento, niente più curiosità, niente più gioco.
Chi si ferma è perduto: movimento-curiosità-gioco sono gli ingredienti della vita. Ecco perché è facile accorgersi che tutti coloro che hanno figli e poi nipoti vivono meglio: perché devono ingegnarsi a rimettersi carponi a giocare coi figli, e poi coi nipotini. I nipotini son fatti pei nonni, e i nonni pei nipotini.

I bimbi sono ignoranti e con questo lussuoso bagaglio possono concedersi, senza complessi d’inferiorità, di andare ovunque in esplorazione. Gli adulti che si reputano ignoranti riescono ancora a esplorare l’ignoto. L’adulto sapiente può essere salvato solo da un bimbo impertinente, che quella sapienza non vede.

Ma anche una bella barzelletta aiuta: fomenta la tua curiosità, e se la ascolti volentieri stai partecipando al gioco. Quando poi scoppi a ridere stracci la tua corazza di sapienza, e stai facendo un meraviglioso movimento: sussulti con tutto il torace e attivi una gioiosa respirazione. E chissà quanti ormoni benefici rilasci in quel momento. Tutta una “terapia” 🙂

Shiva Nataraja. La Danza della Vita.

 

Vera pedagogia

Molte volte possiamo aver desiderato di aiutare qualcuno, ma ci siamo scontrati con qualcosa che molti genitori sanno per esperienza: “Non puoi insegnare niente a nessuno; puoi solo lasciare che prenda ciò di cui ha bisogno”. Mi scuso con l’autore di questa frase, ma non ricordo più dove la lessi. Suona un po’ drastica ma, riflettendo, il vero pedagogo è colui che riesce ad accendere un interesse nel cuore di chi ancora non ha intravisto di già averlo, aiutandolo così a tramutarlo in una sacra fiamma: la sua (copyright Socrate). In coda: ci rammarichiamo degli errori commessi, ma non ci hanno anch’essi guidato nella nostra crescita interiore? Non disprezziamoli. Il verbo “errare” nella sua etimologia ci rimanda non allo “sbagliare” bensì al “girovagare”, all’esplorare. Se dunque ci rifiutiamo di errare, ci rifiutiamo anche di apprendere per aver rinunciato a esplorare, a curi-osare: ad osare cioè di prenderci cura di qualcuno o di qualcosa.

Un privilegio

Avere nostalgia di qualcosa o qualcuno è un privilegio,
significa che hai vissuto e amato.
(Andrea Marcolongo ; dal Fatto Quotidiano 20180311 pag 22)

Chi non ha perso con dolore qualche persona cara che aveva nel cuore?
Ho trovato un balsamo in questa frase “Signore, non ti chiediamo perché ce l’hai portata via. Ti ringraziamo perché ce l’hai fatta conoscere”

Chi sei?

Chi sei ?

“La vita è altrove, diceva Rimbaud: ma se la vita vera è altrove non vuol dire che questo mondo miracoloso va abbandonato! Al contrario: vuol dire amare ancora di più le apparenze e le superfici, l’ordine e la bellezza, il lusso, la calma e la voluttà.

 

Il mondo falso che ci viene inflitto non basta a nessuno, a tutte le vite manca qualcosa di essenziale, e per trovare ciò che manca bisogna saperlo immaginare. Leggere vuol dire evocare apparizioni che ci mostrano tutte le vite che potremmo avere, e tutti i mondi che ci sono dentro il mondo.” (dal primo capitolo di “Lettori selvaggi” di Giuseppe Montesano”).